Consapevole che raramente una singola organizzazione riesce a ottenere cambiamenti significativi nelle politiche, il JRS collabora con altri gruppi che condividono i suoi obiettivi a diversi livelli: locale, nazionale, regionale e internazionale. Sebbene nella maggior parte dei casi la collaborazione avvenga a livello di singoli progetti in modo ad hoc, alcune questioni devono essere affrontate a livello internazionale e in modo sistematico. Per questa ragione, il JRS Internationale è membro, e in alcuni casi membro fondatore, di quattro coalizioni internazionali: la Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine, la Coalizione contro le Munizioni Cluster, la Coalizione Internazionale contro la Detenzione e la Coalizione per Fermare l’Uso dei Bambini Soldato.
- Detenzione
- Mine/ bombe a grappolo
![]() Sempre più spesso i governi sottopongono a detenzione rifugiati, richiedenti asilo e migranti al momento del loro ingresso nel Paese e per tutto il tempo durante il quale la loro richiesta d’asilo o altro tipo di richiesta di permanere nel Paese viene esaminata. In tutto il mondo, centinaia di migliaia di persone sono trattenute in centri di detenzione amministrativa e in campi chiusi dove le condizioni sono spesso ben al di sotto degli standard internazionali dei diritti umani e molte restrizioni vengono messe in atto rispetto all’accesso all’asilo di persone che necessitano di protezione da gravi violazioni dei diritti umani. Uomini, donne e bambini, anziani e disabili – gran parte dei quali non hanno commesso alcun reato – sono trattenuti contro la loro volontà in centri per l’espulsione, centri di detenzioni per migranti, prigioni, carceri, stazioni di polizia, aeroporti, alberghi, navi e container, in attesa che venga presa una decisione definitiva rispetto alla loro permanenza, oppure in attesa di una espulsione dal territorio che può richiedere mesi o anni per diventare effettiva, spesso in condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene. Molti governi del mondo ospitano un gran numero di rifugiati e spesso limitano in modo significativo la loro libertà di movimento. Costo della detenzione Oltre ai costi umani estremamente rilevanti (psicologici, fisici e sociali), la detenzione è molto costosa anche dal punto di vista economico. Le alternative alla detenzione sono molto più convenienti. Per quanto riguarda i campi profughi, mantenere dei rifugiati in un campo chiuso ha implicazioni economiche sia per loro che per la comunità che li ospita, perché i rifugiati potrebbero essere autosufficienti e contribuire alle economie locali. I rifugiati che vengono dequalificati da politiche di vero e proprio “parcheggio” perdono la propria capacità produttiva, a detrimento del loro potenziale umano presente e futuro. Il costo sociale che ne deriva, se i rifugiati non potranno tornare al loro Paese o essere reinsediati in un Paese terzo, viene sostenuto dal Paese di asilo. Anni di forzata inattività compromettono anche la loro capacità di reintegrarsi con successo nei loro Paesi di origine, quando le condizioni lo consentono, o di integrarsi nei Paesi di reinsediamento. Raccomandazioni Secondo il diritto internazionale, i governi hanno il diritto di proteggere la propria sovranità nazionale. Tuttavia le norme internazionali prevedono anche il diritto di cercare e ottenere asilo. Inoltre le leggi internazionali garantiscono protezione dalla detenzione arbitraria e illecita. Ai governi:
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![]() Fino agli anni Novanta, quasi tutte le forze armate del mondo utilizzavano, in qualche forma, le mine antiuomo. Grazie al Trattato per la Messa al Bando delle Mine del 1997, il loro impiego è sensibilmente diminuito. Oggi, questo tipo di armi è utilizzato solo in un ridotto numero di conflitti; ma costituisce ancora una minaccia significativa e duratura. Il JRS ha contribuito alla creazione della Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine (ICBL) nel 1994, per accompagnare le vittime delle mine, aiutare i sopravvissuti a raccontare la loro storia, promuovere una solida riflessione etica e supportare le campagne nazionali. Il conferimento del Premio Nobel per la Pace alla Campagna nel 1997 è stato un forte incoraggiamento per i molti instancabili membri dello staff del JRS che hanno partecipato alla campagna. Tun Chunnareth, che ha collaborato per anni con il JRS Cambogia e che è lui stesso una vittima delle mine, è stato un importante portavoce per la Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine e nel 1997 ha ritirato ad Oslo il premio Nobel per la Pace a nome della campagna. Il JRS continua a fare azioni di lobby perché altri Paesi firmino e ratifichino il Trattato per la Messa al Bando delle Mine. Il JRS fornisce informazioni per il rapporto annuale del ICBL 'Landmine Monitor', un approfondito studio su uso, produzione e distruzione delle mine, ma anche un rapporto che ha l’obiettivo di monitorare e verificare severamente che gli Stati rispettino gli impegni che si sono assunti firmando il Trattato per la Messa al Bando delle Mine (1997, Convenzione di Ottawa). Il JRS ha avuto un ruolo importante nella campagna e contribuito all’elaborazione del 'Landmine Monitor' per le sezioni relative a Cambogia, Tailandia e Indonesia. Inoltre il JRS continua a dare supporto alle vittime delle mine in Paesi come la Bosnia, la Cambogia, la Tailandia e il Kossovo, e partecipa attivamente alla sensibilizzazione su queste tematiche in questi e in altri Paesi colpiti dalle mine. Dopo la firma del Trattato, i gruppi della società civile, tra cui il JRS, hanno fondato la Coalizione contro le bombe a grappolo e hanno concentrato la loro attività di advocacy sulla messa al bando delle cosiddette bombe a grappolo. Queste armi, quando esplodono, rilasciamo centinaia di subminuzioni più piccole e possono saturare una porzione di terreno grande come diversi capi di calcio. Come le mine, le bombe a grappolo, spesso restano inesplose al momento dell’impatto e costituiscono una minaccia fatale per tutti gli abitanti della zona. La maggior parte delle bombe a grappolo quindi, colpiscono zone al di fuori degli obiettivi militari. Dopo anni di campagne, 107 Paesi hanno negoziato e a maggio 2008 a Dublino (Irlanda) adottato un trattato che mette al bando le bombe a grappolo e offre assistenza alle comunità colpite. La Convenzioni sulle bombe a grappolo (CCM) vieta ogni uso, immagazzinamento, produzione e cessione di bombe a grappolo. Degli articoli separati della Convenzione riguardano l’assistenza alle vittime, la bonifica delle zone contaminate e la distruzione delle scorte. È diventata legislazione internazionale vincolante dal momento della sua entrata in vigore, il 1 agosto 2010. Alcuni motivi per condurre una campagna per una totale messa al bando delle mine e delle bombe a grappolo Costi socio-economici I costi umani I civili pagano le conseguenze Diritto umanitario Effetti a lungo termine I bambini pagano il prezzo più alto Protezione dei confini: le alternative esistono |


