Tailandia. Vivere nel timore della detenzione e della deportazione
20 giugno 2010

Mentre lottano per sopravvivere in Tailandia, molti rifugiati vivono nel timore della detenzione della deportazione, (Anna Samson/ JRS)
Noi adulti possiamo sopravvivere, ma i bambini hanno bisogno di latte. Prodotti come il latte sono molto costosi. Se ho bambini, passo tutto il mio tempo a preoccuparmi per loro.
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La storia di Az Bhatti1

Az Bhatti è fuggito dal Pakistan a causa della persecuzione religiosa del settembre 2008. E' uno dei circa 2.600 rifugiati urbani e richiedenti asilo che vivono a Bangkok, in Tailandia. Az appartiene a una minoranza chiamata Ahmadiyya, considerata eretica dai musulmani ortodossi del Pakistan.  Secondo alcune leggi recentemente emanate, il fatto che gli  Ahmadi  professino la loro fede, pratichino e preghino è un reato. "Non possiamo usare espressioni musulmane. Non possiamo neanche dire salaam alaikum," dice tristemente Az.

Dopo aver ricevuto minacce di morte e aver subito un'intrusione a casa sua, Az ha capito di non avere altra scelta che lasciare il Pakistan e chiedere asilo. "Ho ricevuto minacce di morte per telefono, abusi e molestie di ogni genere. Mi dicevano 'Se non smetti di lavorare qui ti uccideremo.'" ricorda Az, e aggiunge, "Anche mia moglie riceveva telefonate. Le dicevano 'Possiamo violentarti, perché non sei musulmana.'" Scioccati e spaventati dall'assassinio di un parente, Az e la sua famiglia hanno lasciato immediatamente il Paese su un volo per Bangkok.

Da quando sono arrivati a Bangkok, il problema che affigge Az è: "Come sopravvivere?" Az aggiunge, "Non tutti possono fuggire. C'è bisogno di soldi. Se arrivano qui, come sopravviveranno?" Il peso del sostentamento quotidiano, unito all'isolamento sociale, fa molte vittime tra rifugiati e richiedenti asilo a Bangkok. "Una donna ha abortito a causa delle percosse [in Pakistan]. Poi ha abortito un'altra volta a Bangkok a causa della depressione" racconta Az sconsolato. Il mancato accesso a cure mediche e psichiatriche non fa che aggravare il dilagante senso di disperazione.

La registrazione e il riconosciemento dello status da parte dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) spesso è una procedura lunga e sfibrante per i rifugiati e i richiedenti asilo. Az ha trascorso due anni a Bangkok e ancora non è certo di ottenere il reinsediamento in un Paese terzo. "[L'UNHCR] impiega molto tempo per la procedura. L'intervista è molto dura, molto severa. Cinque ore davanti a un funzionario. Fanno centinaia di domande per controllare la credibilità," racconta. A Az è stato riconosciuto lo status di rifugiato nel 2009 e ora sta aspettando l'autorizzazione per il reinsediamento negli Stati Uniti.

Tuttavia Az, come molti altri rifugiati urbani e richiedenti asilo, vive nel costante terrore di essere arrestato e detenuto. "Vivo con la paura di essere fermato. Tutto dipende dall'ufficiale. Se è calmo, mi lascerà andare; se è arrabbiato, no" dice Az. I rifugiati urbani e i richiedenti asilo che si trovano in Tailandia senza un visto valido – siano in possesso o meno dei documenti del UNHCR – sono considerati 'migranti irregolari' e sono soggetti all'arresto, alla detenzione senza termine preciso, al rimpatrio forzato o persino alla deportazione.

L'impossibilità di lavorare legalmente comporta che Az deve sopravvivere con una miriade di lavori occasionali e un piccolo contributo erogato dal UNHCR. "Noi adulti possiamo sopravvivere, ma i bambini hanno bisogno di latte. Prodotti come il latte sono molto costosi. Se ho bambini, passo tutto il mio tempo a preoccuparmi per loro." Az è uno dei rifugiati urbani più fortunati di Bangkok. La sua padronanza dell'inglese gli ha permesso di lavorare come interprete per diverse ONG. Altri sono costretti a ricorrere a lavori pericolosi ed estenuanti per un compenso irrisorio.

L'accesso all'istruzione per i rifugiati urbani è un'altra delle sfide che Az e la sua famiglia devono affrontare. Az spiega che la lingua è la barriera che impedisce ai suoi figli di accedere all'educazione pubblica "Una ONG ha proposto che mio figlio frequenti una scuola tailandese. Io gli sto insegnando l'inglese. Ma in una scuola tailandese le lezioni non sono in inglese. Non gli servirebbe a niente." Mandare i suoi figli a una scuola internazionale ha un costo ovviamente eccessivo per una famiglia che fa fatica a far fronte alle necessità più elementari.

Il programma per rifugiati urbani del JRS a Bangkok offre: sostegno economico di emergenza: assistenza materiale in forma di vestiario, prodotti per l'igiene, zanzariere, letti, stoviglie; assistenza per la ricerca dell'alloggio; assistenza legale; sostegno psicosociale; contatti con la polizia; assistenza medica, aiuti materiali e consulenza legale per le persone in detenzione. Nonostante gli sforzi del JRS per rispondere ai bisogni dei rifugiati urbani e dei richiedenti asilo a Bangkok, rimangono delle gravi lacune nella protezione. Il numero crescente di rifugiati e richiedenti asilo nelle aree urbane richiede una maggiore collaborazione tra il governo, gli enti internazionali e la società civile per rispondere ai bisogni di queste persone, spesso dimenticate e invisibili.

1. Il nome è stato cambiato per proteggere l'identità del protagonista.