Filippine: falegnameria in una comunità sopravvissuta al conflitto e al disastro
16 aprile 2012

Natoy, falegname di 56 anni, cattolico devoto, e ospite delle comunità musulmane che sono state colpite dal conflitto, mentre aiuta a ricostruire le loro case. Bubong, Lanao del Sur, Filippine (Louie Bacomo/JRS)
Tra lui, falegname cristiano, e la comunità musulmana con cui lavora si va creando fiducia e dialogo.
Bubong, 16 aprile 2012 – Fortunato Anggot, oggi 56enne, è sempre stato un falegname: fin da quando a 16 anni, da apprendista, seguiva il padre nei suoi spostamenti.

"Ho imparato il mestiere da mio padre, che veniva chiamato a costruire case qua e là", racconta non distogliendo lo sguardo da una finestra bloccata. Forse è per farsi dare una mano a sbloccarla che ha portato con sé il figlio di 18 anni.

Il JRS ha assunto Natoy, come lo chiamano gli amici, per costruire alloggi permanenti per le 50 famiglie musulmane che hanno perso la casa durante il tifone Sendong che ha investito Bubong, nel Lanao del Sur, nel dicembre 2011. È la stagione delle piogge, e Natoy e suo figlio sono ospiti del municipio del villaggio dove vivono e lavorano, trasformando il legno in porte e finestre.

Natoy da quattro anni lavora come falegname a Mindanao, presso le comunità musulmane colpite dal conflitto e dal disastro naturale. Il partner locale del JRS, MuCAARD, lo aveva assunto per costruire alloggi per le famiglie musulmane le cui case erano state incendiate nel corso delle violenze del 2008.

"Ho lavorato in posti dove di notte è difficile dormire come si deve. Ricordo ancora che strada prendere nel caso i gruppi armati avessero deciso di attaccare", racconta.

Ma i musulmani che risiedono qui gli hanno assicurato l'incolumità per tutto il tempo in cui sarà impegnato a costruire le loro case".

"Mi rispettano anche se sono cristiano, e con loro non ho problemi".

Natoy vive in una comunità mista composta da cristiani e musulmani, e lo stesso suo fratello ha sposato una musulmana. Nel 2008, la sua cittadina a Kolambugan, nel Lanao del Sur, è stata presa d'assalto dai ribelli Moro, e le case sarebbero andate in cenere se non fosse stato per l'intervento dei leader musulmani che vi risiedevano.

Ricostruire una comunità. Tornato a Bubong, Natoy valuta il lavoro che lo aspetta. Con l'aiuto della comunità, ha già costruito 15 abitazioni. La famiglia che entrerà in possesso della casa aiuta a trasportare il legno e dà una mano nel laborioso processo di costruzione del tetto, delle mura e dei pavimenti.

"Ci sono aspetti del lavoro di costruzione di cui mi devo occupare di persona, come la taratura e le misurazioni, la piallatura del legno per dargli forma", spiega Natoy illustrando i diversi aspetti tecnici del lavoro di falegnameria.

Ma il lavoro non è sempre facile. Succede infatti che venga a mancare l'aiuto esterno, perché le famiglie devono lavorare i campi o raccogliere ciottoli per poi venderli, anziché aiutare lui a completare le case.

Dopo aver terminato le prime 15, ci sono ancora case da costruire. Natoy pensa che riuscirà a portare a termine l'impresa nonostante le difficoltà: le piogge irregolari d'estate, i forti venti che la settimana prima hanno portato via il tetto di alcune abitazioni, il perdurare del rido – ovvero del conflitto tra clan – che nel mese di marzo si è fatto violento.

Osservando Natoy saldare il tetto di zinco alla struttura e lavorare con la famiglia che abiterà la casa, mi rendo conto dell'impegno che ci mette, e il fatto che in questa comunità musulmana si sta costruendo qualcosa di più che una semplice casa. Tra lui, falegname cristiano, e la comunità musulmana con cui lavora si va creando fiducia e dialogo. Mi ha colpito il fatto che alla fine, nel processo di riconciliazione, questo dialogo di vita e di fede tra comunità che sono state toccate da un conflitto o da un disastro naturale spesso si fà più solido e duraturo che non la ricostruzione materiale delle loro case.

"Lavoro più che posso, e le persone se ne accorgono. Mi sono impegnato a costruire queste case per i sopravvissuti al tifone in questa zona", conclude.


Louie Bacomo, Responsabile regionale per i programmi del JRS Asia del Pacifico